Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze, Italia

HORROR VACUI?
                      I protagonisti                   
Jacques-Alexandre Le Tenneur (m. dopo il 1652) Raffaello Magiotti (1597-1656) Valeriano Magni (1586-1661)


Esperimento di Gaspare Berti presso il Convento dei Minimi sul Pincio.
Gaspar Schott, Technica
curiosa, sive, Mirabilia artis, Würzburg 1664

 

 

Nato a Montevarchi, studiò a Firenze e, dopo aver preso i voti, si trasferì a Roma, al seguito del cardinal Sacchetti. Nel 1636, cominciò a lavorare presso la Biblioteca Vaticana. Allievo del Castelli a Roma, nel 1638 fu da questi segnalato a Galileo come candidato per la cattedra di matematica a Pisa. Ben inserito nell'ambiente culturale della città papale, Magiotti partecipò attivamente al dibattito scientifico romano, su cui diede dettagliate informazioni a Galileo, di cui era attivo corrispondente. Morì di peste nel 1656. Durante la sua vita, Magiotti pubblicò un solo lavoro, intitolato Renitenza dell'acqua alla compressione, uscito nel 1648. Il testo ha una certa rilevanza, rappresentando la prima attestazione della virtuale incompressibilità - che Magiotti, sbagliando, afferma essere assoluta - dell'acqua ad una temperatura costante, nonché della espansione e contrazione di mezzi fluidi (acqua e aria) sottoposti a cambiamenti di temperatura. Accanto alla descrizione di diversi termometri, l'opera presenta anche una illustrazione dei ludioni o "diavoletti cartesiani", la cui scoperta andrebbe dunque assegnata allo studioso toscano. Magiotti svolse un ruolo notevole nell'ambito dell'attività sperimentale che precedette e, in buona misura, preparò le esperienze barometriche torricelliane. Egli assisté - dandone anche delle accurate descrizioni in diverse missive - agli esperimenti con sifoni condotti da Gasparo Berti attorno al 1640. In una lettera a Mersenne del 1648, nel rievocare quella felice stagione sperimentale, Magiotti rivela di aver informato Torricelli delle prove condotte dal Berti, e, al tempo stesso, di aver suggerito l'impiego dell'acqua marina, più pesante di quella comune allora in uso, dando così un primo impulso alla successiva, decisiva adozione del mercurio negli esperimenti barometrici.

 

 

 


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