Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze, Italia

[LOV1CO SERENAI] a BONAVENTURA CAVALIERI in Bologna.
Firenze, 26 ottohre 1647.

In OPERE DEI DISCEPOLI DI GALILEO, Carteggio 1642-1648, a cura di P. Galluzzi e M. Torrini,
Firenze Giunti-Barbera 1975, Vol. I, pp. 419, 420


Al Padre Frate Buonaventura Cavalieli, Lettore di matematiche nello Studio di Bologna, 26 ottobre 1647.

Molt'Ill.re e m.to R.do P.re Sig.r mio P.ron Col.mo

So che il mio nome sarà nuovo a V. P. m.to R. e che l'infausta occasione di darmele a conoscere glelo potrà rendere odioso, ma confido che la sua prudenza mi sarà benigna e quando in me non riconosca altro di buono che l'essere stato amico cordiale e confidente del Sig.r Vangelista Torricelli, riceverà in buon grado quest'offizio ch'io devo passar seco con tanto mio cordoglio.

E’ piaciuto a Dio Nostro Signore di privare il mondo di questo grandissimo ingegno di questo matematico e filosofo, gli encomii del quale V. P. potrà e saprà spiegare meglio d'ogni altro. S'ammalò ildì 5 corrente, con doglia di testa, dopo havere scritto, come mi disse, una lettera a V. P., con inserirvi alcune dimostrazioni molto laboriose. Si fermò in letto il dì 6, e per la prima settimana non fu stimalo pericoloso il suo male, ma non si trascurò il troncarg1i la strada con tutti quei rimedi che parvero opportuni a due medici (1), fra' quali quello del Ser.mo Gran Duca. S'aggraviò assai al nono giorno, e morì finalmente la notte succedente al dì 24 corrente su le dieci ore e un quarto, con pianto univelsale della città e particolarmente degli amici, e con sentimento straordinario del Ser.mo P.rone, come io so che sarà di V. P. e di tutti i litterati.

La prima lettera di V. P., scrittagli in dì 12 corrente, comparve in tempo che non si doveva nè si poteva presentarglela, e si serbò all'esito del male. In tanto è comparsa l'altra del 22, et ambedue si sono aperte dopo sua morte, con molto disgusto della seconda disgrazia, dico della indisposizione di V. P., non solo per esser ella amata e stimata quanto ella merita, ma ancora perché ne proibisce la publicazione delle proposizioni del n.ro Sig.r Vangelista, che già sono ne le mani di V. P., e ci toglie il consiglio e l'aiuto che da lei si voleva e poteva ricevere per la publicazione degli altri scritti che egli ha lasciati. Io, come cordialissimo amico del Sig.r Torricelli et esecutore da lui eletto nel testamento, così di questa publicazione come dell'altre cose, propongo alla Paternità Sua il rimandare in qua, se le pare, quelle proposizioni che ella non potrà fare stampare, acciocchè, se il Sig.r Vangelista per la molta sua confidenza in lei non se ne fusse serbata copia, elle si possano stampare con l'altre sue opere.

Devo anco, per ricordo espresso lasciatomi dal Sig.r Torricelli, significare a V. P. che alle settimane andate passò per questa città il S.r Gioseffo Piantanida di Milano, suo nipote, il quale, coll'intercessione del nome e parentado di V.P. impetrò da lui in presto quindici scudi di questa moneta e ne lasciò ricevuta appresso al S.r Vangelista, quale desiderava che V. P. fusse quella che ne procacciasse il rimborso a' suoi fratelli et eredi, nel qual caso io sarei pronto a mandarle la detta ricevuta, già che non sono ancora comparsi i fratelli.

Mi sarebbe di consolazione, nella perdita d'amico sì caro e del quale io mi pregiavo tanto, se questa lettera mi servisse d'introduzione alla grazia ambita di V. P., da me molto ben conosciuta per fama, di che ella mi darebbe gratissimo contrassegno se accompagnasse la risposta, ch'io spero e attendo dalla sua gentilezza, con qualche suo comando; mentre resto pregando Dio che ristori la perdita che ha fatta il mondo nell'immatura morte del Sig.r Torricelli, con la pristina sanità e lunga vita di V. P. m.to R., alla quale bacio reverentemente le mani.

Firenze, 26 ottobre 1647.

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(1) Bonaiuti e Cafucci


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