Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze, Italia

[LODOVICO SERENAI] a FRANCESCO TORRICELLI in Roma.
Firenze, 25 ottobre 1647

In OPERE DEI DISCEPOLI DI GALILEO, Carteggio 1642-1648, a cura di P. Galluzzi e M. Torrini,
Firenze Giunti-Barbera 1975, Vol. I, pp. 418, 419


Al Sig.r Francesco Torricelli drappaiolo di N.ro Sig.re, a Roma, in Trastevere, nel vicolo dirimpetto a S. Margherita, 25 ottobre 1647.

Molt'Ill.re &.

Con altra mia de' 14 corrente diedi avviso a V. S. della grave malattia del S.r Vangelista suo fratello e delle diligenzie che si facevono dalli amici e dal Ser.mo Gran Duca N.ro P.rone per la sua salute, e duplicai la lettera per assicurarmi che una almeno che per mano di un Gentiluomo, fu il Sig.r Braccio Manetti mio P.rone, fu messa alla posta, le pervenisse. Non mi maraviglio che V. S. o il Sig.r Carlo suo fratello non sia comparso, perchè le consigliavo a non si muovere senz'altro avviso, per quei rispetti che nella lettera scrissi, ma temo ben fortemente che qualche loro risposta sia mal capitata, non mi potendo persuadere che, astenendosi dal venire, si siano anco astenute dallo scrivere. E pure io le dicevo che indirizzasse la lettera all'Opera di S. Maria del Fiore. Quel che più, anzi infinitamente, mi duole è che io devo dare a V. S. l'infelice nuova della morte del Sig.r Vangelista, seguita questa mattina due ore incirca avanti giorno, con pianto universale della città e sentimento straordinario del Gran Duca. Ha fatto testamento, lasciandone me esecutore et eredi, per le due parti, il Sig.r Carlo e, per uma parte, V. S., dopo alcuni legati di non molta importanza. La spesa nella malattia c nel lunerale sarà di qualche buona somma, quale non posso così presto significare a V. S. Si son trovati in danari contanti qualcosa meno di trecentocinquanta scudi; nel resto il miglior mobile è una collana d'oro con medaglia, che in tutto pesa oncie sedici incirca; il rimanente dell'eredità non sarà gran cosa. Di tutto si è fatto inventario puntuale, come le Sig.rie Vostre potranno vedere. Et il corpo si è depositato nelle volte della chiesa principalissima di San Lorenzo questa sera, e gli si farà qualche inscrizione per memoria e per consolazione nostra e di lor altri parenti.

Volendo V. S. o il Sig.r Carlo pigliarsi disagio di venire in persona, sarà necessario che quello di loro che verrà sia di vista e di nome conosciuto da alcuno di questa città, et habbia seco procura del fratello; e, venendo ambedue, sarà necessario che ambedue siallo conosciute egualmente. E mentre non voglino venire, basterà che faccino e mandino procura speciale e sufficiente in persona qua conosciuta, che per loro riceva quanto ci sarà e ne possa lare la quietanza opportuna. Favorischino per grazia di qualche pronta risposta, perché io possa vover più quieto; e si assicurino che io custodirò le lor cose con quella fedeltà e diligenzia che mi detta la mia natura, m’obliga il debito di cristiano e di persona ben nata, e ricerca la totale confidenza in me del Sig.r Vangelista, che fra tant’altri m’ha eletto a questa cura. Mentr’io con ogni affetto prego Nostro Signore Dio che consoli le Sig.rie V.re, alle quali per fine bacio le mani.

Firenze, 25 ottobre 1647


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