Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze, Italia

 Evangelista Torricelli

2. Presso Galileo ad Arcetri



Lettera di Benedetto Castelli a
Galileo Galilei del 2 Marzo
1641, pubblicata nelle Opere
di Galileo Galile
i, Edizione
Nazionale, Vol. XVIII, p. 803.

Poco sappiamo dell'attività svolta dal giovane Torricelli nel corso degli anni compresi fra il 1632 ed il 1641. E' accertato ch'egli seguì Mgr. Giovanni Ciampoli nelle Marche, ove l'illustre prelato fu inviato come governatore dopo la condanna di Galileo. Ciampoli pagava con l'allontanamento da Roma l'amicizia e l'ammirazione che lo legavano da sempre all'autore del Dialogo.
Durante questo lungo periodo, Torricelli fu un attento studioso della teoria del moto, come è attestato da una lettera di Castelli a Galileo del 2 Marzo 1641. L'abate era stato autorizzato a recarsi presso Galileo, prigioniero nella sua villa d'Arcetri. Nel comunicare la buona nuova al Maestro, egli promette di portargli un libro, e forsi ancora il secondo libro, fatto da un mio discepolo [...] che ha dimostrato molte proposizioni di quelle De Motu dimostrate già da V.S., ma diversamente superedificando maravigliosamente intorno alla stessa materia[...]. Il discepolo è proprio Evangelista Torricelli tornato a Roma all'inizio del 1641. Il libro fu favorevolmente giudicato da Galileo, e Castelli, profondamente colpito dalla cecità e dagli acciacchi che affliggevano l'illustre ospite, temendo che le sue più recenti "speculationi" potessero andar perdute, gli propose di inviare a Firenze Torricelli per facilitarne la redazione. [Si veda il racconto di Vincenzio Viviani, trasmesso da Ludovico Serenai, in Torricelli, Opere, a cura di G. Loria e G. Vassura, Faenza, 1919, vol. I (1), p. VI]


Galileo Galilei.
La proposta di Castelli fu immediatamente accettata da Galileo, e due settimane dopo, il 27 aprile 1641, Torricelli scriveva al prigioniero di Arcetri per ringraziarlo dell'invito e rammaricarsi di non poter partire prima del rientro a Roma dell'abate. L'assenza di Castelli si protrarrà fino all'autunno, ed è permesso chiedersi se essa fu la sola causa della mancata partenza di Torricelli. Si può osservare che nel contesto politico e culturale dell'epoca, occorreva una buona dose di coraggio per andare a raccogliere le idee di colui che i potentissimi inquisitori del Sant'Uffizio volevano far tacere per sempre. Ed in effetti Torricelli, pur continuando a scrivere a Galileo, non dà nessuna indicazione precisa sulla data del suo arrivo, ed anzi sembra esitare sulla decisione stessa di trasferirsi a Firenze. Galileo se ne duole in una lettera del 27 settembre 1641. Dopo aver ringraziato Torricelli per avergli inviato un suo lavoro sulle spirali, così prosegue: (…) attribuirgli le meritate lodi non mi pareva che uno o due fogli ne fosser capaci, però mi riserbava a pagar tale ufizio e debito con V.S. in voce, stando sulle speranze d'aver pure a goderla per qualche giorno avanti che la mia vita, ormai vicina al fine, si terminasse. Dello adempirsi tal mio desiderio me ne dette V.S. in una sua amorevolissima non lieve speranza, ma ora non sento nell'ultima sua cenno di confermazione anzi, per quel che intendo nell'altra sua scritta al Padre Reverendissimo Castelli ed a me mandata aperta, ritraggo pochissimo o niente di vivo rimanere in tal mia speranza. Non voglio né debbo cercare di ritardare sì buoni incontri ed avvenimenti che meritatamente dovrebbono costì succedere al valor suo, tanto sopra le comuni scienze elevato; ma bene gli dirò con sincero affetto, che forse anco qua sarebbe riconosciuto il merito del suo ingegno peregrino, ed il mio basso tugurio non gli riuscirebbe per avventura ospizio men comodo di qualcuno de i molti sontuosi, perché son sicuro che l'affetto dell'ospite non lo ritroverebbe in altro luogo più fervente che nel mio petto; e so bene che alla vera virtù piace questo sopra ogni altro comodo.


Evangelista Torricelli
Le parole di Galileo hanno un effetto quasi immediato: ai primi di ottobre Torricelli parte per Firenze. Qui redige, sotto la guida del venerando Maestro, la Quinta giornata da aggiungersi alle quattro dei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, già pubblicati a Leida, presso gli Elzeviri, nel 1638.

La morte di Galileo il 6 gennaio 1642, interrompe bruscamente l'attività di Torricelli, che decide di ritornare subito a Roma. E sta già per partire, quando Ferdinando II dei Medici gli propone di restare a Firenze col titolo di "matematico del Granduca di Toscana" e " Lettore di matematica" all'università di Pisa. Questa nomina, immediatamente accettata, segna l'inizio per Torricelli di un periodo di intensa attività, nel corso del quale maturano le soluzioni di numerosi problemi di matematica e di fisica.


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