Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze, Italia

Evangelista Torricelli 

3.4 L'esperimento barometrico
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L'eserienza di Gasparo Berti.
Incisione da Technica
Curiosa
di P. Schott,
Herbipoli 1664.

L'esperimento dell'argento vivo, realizzato nella primavera del 1644, renderà celebre il nome di Torricelli in Italia ed oltralpe. Il merito dello scienziato italiano fu innanzitutto di ammettere che la causa effettiva della resistenza che la natura oppone al vuoto, era dovuta probabilmente al peso dell'aria. Questa opinione, com'è noto, non era stata condivisa da Galileo. L'esperimento di Firenze ebbe quindi come motivazione iniziale la ricerca di una relazione possibile fra il peso dell'aria e la resistenza che si incontrava nel voler fare il vuoto. Un esperimento simile era già stato effettuato a Roma, probabilmente quando Galileo era ancora in vita, da Gasparo Berti in presenza dei padri gesuiti Niccolò Zucchi e Attanasio Kircher, ma i risultati furono divulgati solo nel 1647. Berti aveva utilizzato l'acqua, e quindi il tubo aveva una lunghezza di dieci metri circa. L'idea originale di Torricelli, il suo contributo tecnico all'esperimento, consistette nell'impiego del mercurio al posto dell'acqua, una innovazione questa, che permise di dividere per tredici la lunghezza del tubo. Già prima di effettuare l'esperimento, Torricelli si chiedeva se, nello scendere per venire ad equilibrare la colonna d'aria, la colonna di mercurio lasciava effettivamente dietro di sé uno spazio vuoto.


Disegno tratto dalla lettera di
Torricelli a M. Ricci del
11 Giugno 1644, pubblicata in
Opere dei Discepoli di
Galileo
, Firenze 1975.

L'esperimento di Torricelli suscitò un'eco profonda, particolarmente in Francia ed in Polonia. Le discussioni non furono sempre centrate sull'aspetto tecnico, né sulle conclusioni scientifiche che era lecito trarne, ma rilanciarono, invece, la polemica fra "antichi" e "moderni". In effetti, la caduta solamente parziale del mercurio, faceva apparire nel tubo una zona apparentemente vuota, mettendo in crisi così uno dei principi fondatori della fisica aristotelica.
I gesuiti si batterono con convinzione per difendere la non esistenza del vuoto. E' lecito chiedersi quale fu il contributo di Torricelli al dibattito. La risposta è semplice: egli non vi partecipò affatto. In due lettere indirizzate l'11 ed il 28 giugno 1644 a Michelangelo Ricci, il matematico del Granduca descrive l'esperimento, ma non prende posizione nel dibattito filosofico sollevato dall'apparizione del vuoto.
Egli osserva semplicemente, nella lettera dell'11 giugno, che molti hanno detto, che il vacuo non si dia, altri che si dia, ma con repugnanza della Natura e con fatica.
E Torricelli considera che l'esperimento non è del tutto riuscito, poiché l'altezza della colonna di mercurio che doveva equilibrare il peso dell'aria, variava per il caldo e freddo. Tuttavia si poteva giungere alla conclusione che il valore del peso dell'aria proposto dagli "antichi" era del tutto errato. Altro risultato importantissimo: la forza che impediva al mercurio di cadere, non era interna al vaso; Torricelli emetteva quindi l'ipotesi, in questa stessa lettera, che essa fosse esterna e dovuta alla gravità dell'aria.
Le due lettere a Ricci sono gli unici documenti redatti dallo stesso Torricelli. Si può ipotizzare che questo silenzio sia dovuto al disappunto per l'intervento dei teologi nel dibattito. Una frase di Ricci accredita questa ipotesi. Stimo che sarà pur troppo nauseato - scrive questi in una lettera a Torricelli del 18 giugno 1644 - dalla temeraria opinione de' suddetta Teologi, e dal costume suo costante di meschiar subito le cose di Dio ne' ragionamenti naturali, dove che quelle dovrebbono con maggior rispetto, e riverenza esser trattate. I motivi dell'intervento nel dibattito di eminenti personalità della Chiesa romana sono complessi ed ancor oggi non del tutto elucidati. Si può tuttavia osservare che per i difensori della tradizione aristotelico-tomista, l'esistenza del vuoto, che andava di pari passo con quella degli atomi, permetteva di far riferimento alla filosofia di Leucippo, Democrito ed Epicuro, i cui seguaci erano considerati, per certi aspetti, vicini all'eresia piuttosto che all'ortodossia cattolica. Non è escluso, d'altra parte, che l'atomismo sia stato combattuto a causa delle difficoltà che, secondo alcuni teologi, da esso sarebbero potute scaturire per una fedele interpretazione del dogma della transustanziazione.

 


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