Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze, Italia

Evangelista Torricelli

3.3 Difesa delle leggi galileiane del moto
In quanto erede di Galileo, Torricelli dovette affrontare le critiche mosse all'opera del Maestro, in particolare da Cartesio e da Gilles Personne de Roberval. La scienza del moto esposta nei Discorsi, non era accettata da tutti. La proporzionalità degli spazi al quadrato dei tempi nel moto di caduta libera dei gravi, e la traiettoria parabolica dei proiettili non convincevano i due scienziati francesi. Esasperato dalle loro insistenze - e soprattutto dalle perentorie affermazioni di Roberval secondo cui le conclusioni avanzate da Galileo non resistevano ad una verifica sperimentale - Torricelli decise di tagliar corto ad ogni discussione.
Disegno tratto dalla Lettera
a G. B. Ranieri del Settembre
1647.
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Frammento della lettera di
Torricelli a Michelangelo
Ricci del 17 gennaio 1645
relativa ai suoi lavori sulla
spirale di Archimede,
pubblicata in Opere di
Evangelista Torricelli
,
a cura di G. Loria e G.Vassura,
Faenza 1919 p.257.


Egli fece notare allo scienziato francese, in una lettera del 7 Luglio 1646, che in una sua opera Archimede aveva assimilato le traiettorie dei proiettili a delle spirali. Quando l'errore fu evidente, bisognava forse condannare il libro? non era preferibile leggere il tutto senza alcun riferimento ai proiettili, aggiungendo semplicemente il vocabolo "punto", il cui moto non segue una legge naturale, ma immaginaria? In realtà, spiega Torricelli, le dimostrazioni geometriche non hanno bisogno di aiuto: esse sono autosufficienti. E conclude proponendo di buttar via dal libro di Archimede le parole "proiettili", "corpi pesanti ", "balliste", ecc., che appartengono alla fisica, e di lasciare invece le proposizioni astratte, che appartengono alla geometria.
Il tono provocatorio della lettera a Roberval non deve farci dimenticare che in realtà Torricelli credeva nella validità delle leggi del moto naturale stabilite da Galileo. Il contenuto delle lettere scambiate con Giovan Battista Renieri costituisce, in questo senso, un'importante testimonianza.Il suo rifugiarsi dietro l'aspetto astratto dei lavori sulla teoria del moto, è verosimilmente un modo per evitare le polemiche. Io poi per fuggire le controversie - scrive Torricelli a Renieri nel Settembre 1647 - apposta più volte iteratamente e chiaramente mi sono protestato nei miei libri del moto di scrivere piuttosto ai filosofi che ai bombardieri. Ma questa osservazione non gli impedisce di dare un'interpretazione delle traiettorie dei proiettili realmente osservate, e di fornire valori numerici pazientemente calcolati.

 


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